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07 Settembre 2011 | 07:00 |

Il vaso di Pandora - Parte 5

ospedale

Non è facile raccontare le dinamiche che stanno dietro tutta questa vicenda. Molte cose sono e resteranno ammantate per anni nel mistero, addirittura non si sapranno mai.

Forse, in realtà, ciò che conta è ben altro. Quello che è riuscito a fare il potere in questi anni è sotto gli occhi dei cittadini.

C'è un progetto d'ospedale mai finito e in buona parte abusivo e un altro che invece sta per essere smantellato, in una lenta e inesorabile asfissia, favorita dalla compiacenza dei politici. Castro Aragona muore sotto gli occhi dei cittadini, abbagliati dal marmo bianco. Ma perché succede questo?

La Sicilia è la Regione d'Italia che di più spende in convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale, il che vuol dire che la maggior parte degli studi privati di medio-grosso calibro (e non solo) sono convenzionati e sovvenzionati di conseguenza. Scorporare un ospedale significa creare possibilità di guadagno immani per tutti i professionisti della clinica. Così vanno le cose. Sotto gli occhi dei cittadini.

Tutto poi avviene per una curiosa circostanza: uno dei plessi dell'ospedale viene chiuso per essere ristrutturato e miracolosamente scompare un piano. L'ultimo piano dell'ospedale di Castro Aragona, che serve un buon numero di Comuni e un'utenza non da poco, viene fatto fuori, tolto, come fosse stato inutile. Ancora una volta, sotto gli occhi dei cittadini.

Il plesso chiuso, con i mattoni grigi di cemento in bella vista, alcune tapparelle chiuse, altre aperte e una scala che conduce verso il nulla è il monumento della distruzione operata dai politici castresi – e non solo – in questi anni. È un fantasma che pende sulla testa dei cittadini, che, come se fosse niente, continuano le loro esistenze, sperando sempre che non capiti a loro di dover pagare il fio.

Quello che succede togliendo via l'ultimo piano dell'ospedale è che viene a mancare quel numero sufficiente di posti letto affinché la struttura sia sotto la soglia necessaria per ottenere un finanziamento regionale bastevole alla sopravvivenza dei reparti. Il risultato è una lenta agonia, per cui sempre più spesso non è possibile comprare attrezzature di prima necessità, come mascherine, bombole d'ossigeno, soluzioni idrosaline, persino siringhe. Sotto gli occhi, sulla testa, sulla salute dei cittadini castresi.

Guardiamo l'altra curiosa circostanza: il sindaco attuale è quell'uomo che, insieme ai suoi familiari, avevamo lasciato quindici anni prima pronto a entrare nella scena politica. Uno che, quindi, si occupa di cliniche e che candida – ancora un'altra circostanza – tra le sue numerosissime liste (tale che ci sia un candidato ogni 40 cittadini e, se si contano gli aventi diritto, la percentuale è ancor più spaventosa) molti dottori di quell'ospedale già in via di smantellamento. I cittadini votano, sono contenti, tutto va bene. Niente di più bello che vivere a Castro Aragona, salvo ammalarti s'intende. Allora è meglio che cominci a pregare Dio, nella speranza che nel frattempo anche lui non sia stato smantellato con l'ultimo piano dell'ospedale di Castro Aragona.

Fabrizio Blandi

Leggi anche:
"Il vaso di Pandora - parte 1"
"Il vaso di Pandora - parte 2"
"Il vaso di Pandora - parte 3"
"Il vaso di Pandora - parte 4"

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