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17 Agosto 2011 | 08:00 |

Il vaso di Pandora - parte 3

comizio

Così a Castro Aragona la mafia non esiste. La mafia, direbbe qualcuno, è un'invenzione. Così funzionano le cose a Castro Aragona. Ma la mafia, si sa, va a braccetto con la politica. E la politica per i Castresi è qualcosa di importante, ma allo stesso tempo di completamente impalpabile. La politica è e verrà sempre fatta dalla gente in vista, i poveracci da questa lotta sono esclusi. Del resto quanti davvero a Castro Aragona sono gli analfabeti di ritorno?

 

Di politici veri in paese non ne esistono. Stretta tra la morsa di cittadine più grandi ed influenti, si sono sempre votati gli “stranieri” alle elezioni regionali e ancora di più a quelle nazionali. Qui la gente che “si porta alla elezioni” è in realtà tutta prestata alla politica. La durata del prestito, però, non è dato sapere. Così cominciano tutte le grandi parabole dei Castresi illustri, con un prestito alla causa comune.

Le cose sono sempre andate così. Quando c'era la vecchia DC, si faceva in modo che tra i tre più importanti cittadini di Castro Aragona si governasse un mandato all'uno, così che i rispettivi clientes non si lamentassero d'essere stati abbandonati. Quando poi a qualcuno spettava il secondo mandato era perché si era raggiunto un accordo tra le parti, una pacifica convivenza che stava bene a tutti e non scontentava nessuno. Del resto, di veri comunisti, di quelli che si facevano ammazzare per dire come stavano le cose a Castro Aragona non ce ne sono mai davvero stati, proprio per quell'adagio per cui tra i Castresi mafiosi non ce ne sono. Al massimo c'è qualche politico.

In questa maniera si è costruito l'ospedale. Una parte a me e una a te, una parte al pubblico e una agli interessi della politica castrese. Nessuno però poteva davvero dire male. A conti fatti mangiavano quasi tutti, e quelli che non mangiavano avrebbero solo dovuto aspettare il turno, il prossimo appalto, e di appalti tra gli anni '50 e gli anni '80 ce n'erano davvero parecchi, un numero spropositato, spesso creati ad hoc dalla finezza dell'uomo prestato alla politica. Bastava solo bussare alle porte giuste ed attendere. Bussare di nuovo, fare un po' di fracasso e tutto si sarebbe sistemato. Il sistema era a prova di bomba. In una riserva tra le mafie palermitane, barcellonesi e catanesi, dove spadroneggiava la DC, il politico locale chiedeva, sapeva già che sarebbe stato accontentato salvo non fossero sopravvenuti interessi più grandi dell'uomo che lo proteggeva all'ARS; il deputato regionale attendeva qualche mese, mentre raccoglieva pareri positivi tra i colleghi e chiamava il deputato nazionale di riferimento; infine i soldi, dopo circa un anno, erano pronti ad essere elargiti. Era allora che il sindaco di Castro Aragona doveva di nuovo fare un po' di scruscio. Andava all'ARS di Palermo, con una bella delegazione di cittadini illustri, diceva che il paese non poteva più aspettare, che la situazione era grave, che i tempi erano maturi, mentre altri sindaci amici gli facevano sponda e i cittadini annuivano. Il deputato regionale diceva che i finanziamenti sarebbero arrivati subito e in due mesi eccoli lì pronti. Tutti contenti: il sindaco sfoggiava i muscoli, il deputato era parso ancora più rispettabile, la cittadinanza aveva nuovo lavoro. Il sindaco aveva la sua parte, il deputato regionale una seconda, il deputato nazionale una terza. I soldi non bastavano a finire l'opera, ma sarebbero arrivati altri finanziamenti, no? Altro lavoro, altri voti. E la mafia?

La mafia era lì, a guardare. Il 50 % degli operai e tutte le ditte avevano avuto la benedizione di un uomo d'onore. Gli uomini d'onore erano e resteranno per anni insospettabili. Una buona parte dei soldi che restavano intrappolati tra i passaggi della politica finivano all'onorata società. Tra l'altro, Castro Aragona da questo punto di vista era in una posizione molto, molto felice. Tutte le principali famiglie avevano il proprio obolo e nessuno si scannava, almeno per questo, e sicuramente non sul territorio di Castro.

Quando la DC implose e si sfaldò come fango asciutto al sole, il sistema ebbe uno scossone. Qualcosa stava cambiando. Qualcosa si muoveva nel sottobosco, senza destare sospetto, al tramonto della vecchia classe politica. Un piano fine, di lunga durata, che univa la tradizione alla lotta contro se stessa. Sarebbero sorti nuovi uomini. Questo è l'inizio della nostra storia.

Leggi anche "il vaso di Pandora - parte 2".

Fabrizio Blandi

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