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14 Agosto 2011 | 06:00 |

L'acero rosso e il traliccio

traliccio

Dallo scorso fine settimana e per i prossimi due di agosto, Sicilia On Line pubblica una nuova rubrica tra i suoi speciali, interamente composta da i racconti di un nostro lettore, Francesco D'agostino. Oggi tocca a L'acero rosso e il traliccio.

Il progresso si sa, migliora le condizioni civili e sociali umane. Tuttavia non nascondiamo che qualche fallimento non sempre viene a nuocere nel rallentare questa nobile tensione che ci proietta verso le grandi conquiste. Specie se ci si confronta con delle regressioni, per lo più frutto di inadempienze o cattive valutazioni. Dopo le dovute indignazioni, è il momento di noi tutti nel raccogliere queste sfide, colmare quei limiti nello sforzo di risolvere con maggiore maturità e competenza. La stessa, si richiede spesso da parte di chi ha le specifiche responsabilità decisionali, nell'evitare la spiacevole conseguenza che può subire un albero di acero accanto ad un vecchio traliccio in disuso, entrambi abusivi, poiché ricadenti in area protetta.

«Ahi!!», gridò dolorante l'acero.
«Ancora una volta mi hai colpito! maledizione a te, ai dadi che spezzandosi da quei bulloni arrugginiti, sono proiettili che dilaniano il mio tronco! guarda qui, sono tutto pieno di bitorzoli e scalfitture!».
«Ti chiedo scusa», rispose greve il traliccio.
«La colpa non è tutta tua», rispose l'acero.

«È ormai lontano il tempo quando da giovane arbusto vivevo nel bosco d'altura. Qualche inverno un po' rigido, ma un panorama da sballo, quanti incontri leggendari. Storie di elfi, fate, satiri a caccia di ninfe, adamitici inseguimenti notturni, lontane risate argentine che via via si spegnevano alle prime brume del mattino. Ma cosa può capire un pezzo di ferro? Poi un giorno dei vivaisti, furtivi, mi sradicarono di nascosto portandomi in città. Analogo destino di tante altre essenze, ad adornare giardini e ville per soddisfare il desiderio dei ricchi. Ho sentito le ragioni sai? Al momento della mia sistemazione l'architetto paesaggista si rivolgeva al proprietario dicendo: "vede? l'ho fatto collocare lì, non si preoccupi se ricade vicino al traliccio, mi sono informato, per causa di un errore d'ufficio lo smonteranno in breve. L'acero in quest'angolo del giardino sarà una bella macchia rossa, contornato dalla siepe a fioritura perenne, non solo, durante le stagioni le foglie acquistano un cangiante cromatico incredibile"».

L'acero riprese: «Capisci! una bella macchia rossa!».
«Capisco», rispose il traliccio. «Però questo pezzo di ferro che tu dici aveva una nobile funzione, frutto della nuova tecnologia, nel portare fili ad alta tensione, quanti bisogni ho soddisfatto. Specialmente sul far della sera mi sentivo particolarmente fiero, vedevo accendersi pian piano tutte le luci del vicino abitato. Una scacchiera luminosa che si contornava in giochi di colori ed intermittenze, dentro le finestre riuscivo a scorgere l'attività delle famiglie. Tutto un brulichio di vita che roteava sull'elettricità. A volte la breve paralisi di un blackout, ma poi, all'improvviso nel riaccendersi la luce, ecco diffondersi nell'aria l'accorato mormorio festoso della gente, veloci nel riprendere le loro faccende lasciandosi alle spalle il disagio momentaneo, che spettacolo! Adesso, il tempo mi contorce, mentre la vegetazione mi sta avviluppando» e rivolgendosi nuovamente all'acero continuò: «Sai benissimo che la villa è sotto inchiesta e pende un mandato di demolizione. Finirà che in questa porzione di territorio la natura spontanea riconquisterà il maltolto. Avverranno altre storie, forse fatti leggendari, interventi di tecnologie sostenibili, ma questo lo lasceremo raccontare alle generazioni future».

Una folata di vento proveniente dalla vicina costa investì il tutto, facendo scuotere pure il traliccio, ed ecco che scoccò un altro dado. Stavolta scansò il tronco dell'acero per sfrecciare attraverso il grappolo dello scapo di un asfodelo, sollevando un piccolo sciame di farfalle e di petali bianchi, mentre un'ape riuscì a rimanere attaccata penzoloni al pistillo succulento del fiore. Colpisce con violenza una pietra facendola rotolare, lascia allo scoperto il terreno ancora umidiccio e fresco.

Un gongilo che trovava riparo, se ne stava beato a riposare, neanche il tempo di strisciare nella ricerca di un'altra tana, meglio ancora se vi trovava la futura compagna. Un gheppio, come un siluro gli piombò addosso, sotto gli occhi terrorizzati di una talpa, lo artigliò per risalire in planata con la preda, due vigorose colpi d'ala, raggiunse in breve alta quota, allontanandosi sempre più' sino a diventare un puntino per poi sparire nell'indaco cielo.

Francesco D'Agostino

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