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25 Maggio 2011 | 13:30 |

Gli asparagi

Asparagi

La mia memoria storica è piuttosto breve per via dell’età che ho, ma se mi dovessero chiedere di descrivere l’asparago che cresce in Sicilia risponderei senza indugi: “è stretto, lungo, amarostico e selvatico”.

Sino a qualche anno fa avrei avuto ragione, ma dalla fine degli anni ’90 non è più così.

La spinta arrivò dal POM – Filiera asparago: dal campo al consumatore che prevedeva l’ottimizzazione della tecnica colturale nelle 7 Regioni dell’obiettivo 1 adottando le innovazioni acquisite da ricerca internazionale e nazionale, e dal progetto API – “Asparago” (per il biennio 2003-2005).

È così che anche in Sicilia arrivò la coltura dell’asparago, precisamente di quello verde.

Due invece sono le associazioni nate in questi anni, l’APSA (Associazione Produttori Siciliani si Asparago) e l’AMPAS (Asparagicoltori Mirabellesi e Produttori Associati Siciliani).

La Sicilia conta circa 60 – 70 ha di campi coltivati ad asparagi (nel 2007 così suddivisi: 47% Ragusa e Siracusa; 11% Messina; 14% Trapani; 14% Catania, Enna e Caltanissetta; 14% Palermo e Agrigento).

Da quando questa coltura è arrivata in Sicilia, Mirabella Imbaccari è stata la cittadina che maggiormente si è distinta nel settore dell’asparagicoltura. Questo comune, grazie ai suoi attuali 18 ha, riesce ad esportare il suo raccolto anche in Inghilterra ed Olanda; inoltre è stata una delle protagoniste delle ultime due edizioni del World Fruit & Vegetable Show, una fiera internazionale dedicata al settore frutta, verdura e fiori che si tiene ogni anno a Londra e che è indirizzata a compratori, produttori, esportatori ed operatori affini (imballaggio, etichettatura e trasporto).

Vi segnalo inoltre che, proprio in terra mirabellese, ha luogo durante il mese di maggio la Sagra dell’Asparago. Quest’anno è già avvenuta, ma potete sempre segnarlo per quello prossimo!


Come ormai consuetudine, prima di congedarvi, vi lascio con qualche chicca frapposta ad un po’ di storia.

Pare che i primi asparagi risalgano a circa 4000 anni fa nel territorio della Mesopotamia, da lì   si spostarono in Grecia, dove divennero un piatto di lusso presente solo nelle tavole dei nobili (rimase così sino al ‘500 quando la coltura di questo ortaggio prese piede in Italia e in Francia).

Il primo documento che fece riferimento a quest’ortaggio si fa risalire Teofrasto che nel 300 a.C. lo citò nella “Storia delle piante” sottolineandone il delicato sapore.

Catone, invece fu il primo a parlarne sotto il profilo agronomico; infatti egli gli dedicò un intero capitolo nel “De agricoltura”  indicandone le tecniche d’impianto.

Marziale elogiò nei suoi versi la loro polpa tenerissima consigliando il consumo di quelli del litorale di Ravenna, portati nell’Urbe per la ”gola” dei benestanti.

Plinio, nel suo “Naturalis Historia”, parlò dell’asparago come dell’erba più coltivata con diligenza fra tutte quelle dell’orto; inoltre aggiunse ai suggerimenti di Catone le variazioni morfologiche e del gusto che tipiche della coltura in orto. Leggendo le sue parole è anche possibile evincere che egli prediligesse invece le caratteristiche della varietà selvatica.

Oltre ad essere amato come pietanza, l’asparago era ritenuto valido anche per le sue proprietà terapeutiche che lo vedeva ottimo al fine depurativo e diuretico, ma anche, utilizzandone le radici, per calmare i dolori ai denti.

Anche gli asparagi sono l’oggetto di lunghi trattati circa il loro potere afrodisiaco (mi sta venendo il dubbio che questa proprietà sia un po’ troppo diffusa!). I Greci ne erano certi, i Romani un po’ meno, ma quando la Scuola Medica Salernitana sentenziò: “augmentat sparagus sperma” (ovvero: “l’asparago fa aumentare lo sperma”) si ebbe la conferma. Oltre alle possibili reazioni afrodisiache dovute all’ingerimento di tale ortaggio, è evidente anche la relazione simbolica data dalla sua forma lunga e turgida e dalla crescita veloce dei suoi turioni (le punte) che nell’arco di circa 1-2 giorni può arrivare a 25 cm di lunghezza.

Gli esperti dell’epoca li utilizzavano sia per curare la frigidità delle donne che per aumentare la fertilità maschile, nel primo caso veniva consigliato il consumo delle punte avvolte in petali di rosa, mentre per il secondo caso risultavano più indicati gli asparagi grandi.

Grandi estimatori del potere afrodisiaco degli asparagi, risultarono Luigi XIV, che fece addirittura erigere un obelisco in onore del giardiniere che glieli coltivava tutto l’anno e Napoleone III che arrivava a rimandare le cene intime con le donne se il cuoco non li avesse preparati.

Arrivando ai giorni nostri, questa credenza pare ancora in uso a Bassano del Grappa, dove è ormai tradizione servire gli asparagi dal fusto molto grosso durante il pranzo nuziale.


Ornella Daricello

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