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CULTURA
MUSEI D'ORO BIANCO
lagunastagnone Le saline del trapanese custodi di tradizione e storia
TRAPANI - Le bianche piramidi di "oro bianco" delle saline Ettore e Infersa, riunite nel 1562, appaiono sulle sponde della laguna dello Stagnone di Marsala, con il loro museo en plein air. In direzione di Trapani, presso le saline di Paceco, si profila la cinquecentesca Torre di Nubia, dal nome arabo dell'oro dahab, e la casa salinara sede del museo etnoantropologico del sale.  
laguna dello Stagnone

Sullo sfondo la scacchiera di casedde e i mulini a vento con le pale delle ruote, creano un'atmosfera suggestiva.

Il sale è oggi, un prodotto a buon mercato, ma un tempo era la merce più preziosa, usata anche come mezzo di pagamento: la parola salario, deriva dal latino salarium che indicava una razione di sale, antica forma di retribuzione dei lavoratori. Tutte le civiltà mediterranee, favorite dal clima propizio, costruivano saline e nella costa occidentale siciliana, queste rappresentavano il principale settore dell'economia locale. La produzione di sale e il ruolo assunto dal suo commercio era alla base della vocazione mercantile di Trapani, legata al suo porto naturale e a una marineria esperta. La zona del Trapanese è una tra le migliori al mondo per la coltivazione del sale, grazie all'intensa ventilazione che aiuta l'evaporazione, all'insolazione eccezionale e al fondo basso e argilloso del terreno costiero che lo rende impermeabile. Le saline, ancora oggi attive, sono costituite da vasche colme d'acqua costiera, le casedde appunto, di diversa dimensione e profondità, delimitate da arginature artificiali. D'estate, a metà luglio e a metà agosto, sfruttando la forza eolica dei mulini a vento, l'acqua viene sollevata attraverso un gioco di canali permettendo al sole di evaporarla: il sale resta sul fondo e viene raccolto..

 

formazione_sale

Nella provincia di Trapani, a pochi chilometri di distanza tra loro, due piccoli musei ricordano che il sale è un patrimonio culturale e testimoniano il duro lavoro dei salinari in un luogo magico, sospeso tra realtà e letteratura: piegati sulle vasche, a spingere carriole o in groppa ad un asino che trasportava il raccolto, i loro profili ricordano quelli dei cavalieri del Cervantes, altrettanto umili e forti.

formazione del sale
 

 

A Marsala, nella laguna delle accecanti saline dell'antica Lilibeo, in un ambiente fortemente salmastro visitato da fenicotteri e aironi, si trova un interessante spazio museale, che conserva una tradizionale macina per la molitura del sale, antico strumento di lavoro per molte generazione di salinari. Quello all'interno del mulino seicentesco delle saline Ettore e Infersa, può essere definito un eco-museo, intendendo con questo termine la messa in valore di un territorio che crea un unicum assolutamente specifico. Il museo, infatti, non è solo l'edificio, ma tutta la storia delle saline fra Trapani e Marsala, e vuole essere uno strumento di riflessione e qualificazione sulla propria identità, una risposta riconciliatrice con una storia generazionale interrotta. Nel book-shop si possono acquistare libri di fotografie, riproduzioni di monumenti siciliani realizzati in pasta di sale, e gioielli modellati con resina e sale. Un'area museale al servizio della cultura unitaria del territorio e del turismo. Nella stessa laguna si trova l'isola di San Pantaleo, dove è possibile visitare i resti di Motya, l'antica città fondata dai fenici nel VIII secolo, distrutta dall'esercito siracusano e riportata alla luce dagli scavi di Joseph Whitaker.

Il museo di Nubia, inaugurato nel 1986, è invece una raccolta etno-antropologica di attrezzi e manufatti della cultura materiale. Allestito in una casa salaria di 300 anni fa, documenta le fasi della lavorazione del sale ed espone alcuni attrezzi utilizzati per l'estrazione e la raccolta: la spira di Archimede, ingranaggi di mulini, pale, vele, ruote dentate. I macchinari sono stati riparati dalle sapienti mani di "Mastro Berto", custode dei segreti degli "acconci e ripari" necessari alla costruzione e alla cura dei mulini. La vecchia casa-museo ‚ stata arredata con gli strumenti tipici del mestiere del salinaro: pale, mazze, ceste, corde, carriole. La cornice esterna è data dai monumenti dei mulini a vento, veri e propri guardiani del sale.

 

 
 Dal Giornale di Sicilia, 18 novembre 2006
 
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