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Il Palermo pareggia in casa contro i Portoghesi del Celta e dice addio ai sogni di UEFA
PALERMO. Fuori dall'Europa. La seconda avventura del Palermo in Coppa Uefa finisce stavolta ai gironi, lo scorso anno i rosa erano arrivati agli ottavi di finale. Fuori dopo un pareggio su cui non c'è nulla da dire. Alla fine i dodicimila fans del Barbera ci hanno creduto, spingevano con gli sguardi e col pensiero quella palla verso l'area di rigore del Celta
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| in attesa di un rimpallo, di una prodezza, di qualcosa che potesse sbloccare il dannato risultato, ma nulla è accaduto e gli ospiti spagnoli si sono presi quello che hanno meritato ampiamente. Va detto senza indugi: il Celta ha giocato una gran partita, è apparsa la squadra più forte di questo raggruppamento e per gran parte della partita ha tenuto sotto scacco il Palermo. Se la Liga spagnola ha dieci squadre più forti di questa galiziana il suo livello medio è ben superiore al campionato italiano. Si sapeva che la squadra di Vazquez (solo tre spagnoli e poi tutti sudamericani) era brava a tenere palla e a palleggiare, ma la realtà ha superato ogni immaginazione. Non avevamo mai visto una formazione abile sul piano tecnico, nel muoversi con armonia coprendo ogni parte del campo e ritrovarsi ad occhi chiusi. Sembrava una squadra telecomandata questo Celta, che danzava in campo con eleganza e precisione. Arrivando al tiro con facilità. Semmai un po' leziosa, innamorata del bel gesto e dunque poco concreta negli ultimi metri. E il Palermo ha arrancato a lungo, come se i rosa fossero due o tre in meno degli azzurri. Solo la tenacia, il cuore e un guizzo di Giovanni Tedesco a metà della ripresa hanno tenuto in gioco la formazione di Guidolin. Alla fine applausi per tutti, nessuno si strapperà i capelli per questa eliminazione quasi invocata nelle scorse settimane, ma avere subìto in questo modo in casa non fa bene al morale in vista della partita di Roma. E dire che il Palermo era sceso in campo con la migliore formazione possibile, a parte Amauri. Col piglio delle giornate migliori, spinto dall'entusiasmo per la bella vittoria sul Livorno. Sembrava la serata giusta per fare la pace con l'Europa. La realtà ha detto subito che le cose stavano in modo diverso. Il Celta, che in forte ritardo in campionato punta tutto sulla Coppa Uefa, ha preso presto la partita tra le mani. Controllando con l'abilità dei funamboli la palla in mezzo al campo, arrivando su ogni contrasto prima dei rosa, sfruttando col suo modulo 4-2-3-1 la fantasia e il movimento dei suoi trequartisti. Bravo Nenè a sinistra, bravo Gustavo Lopez a destra ma soprattutto formidabile l'uruguaiano Canobbio al centro, alle spalle di Baiano. Il movimento e la tecnica di Canobbio, sul quale i rosa si sono affannati senza risultati, alternando difensori e centrocampisti, è stato assolutamente determinante nell'indirizzare la partita, ogni volta che l'uruguagio ha portato palla la difesa di casa ha vacillato. Insomma, raramente nel corso del primo tempo il Palermo ha dato prova di incisività, nonostante il gran dannarsi di Caracciolo. La giornataccia di Di Michele ha fatto il resto. Eppure, avere chiuso il tempo in parità sembrava un segno del destino, bastava un piccolo gol per cambiare la partita. Una partita che all'inizio della ripresa sembrava dava segnali di risveglio, perch‚ Cassani e Pisano sono andati ad aggredire un po' più alti gli esterni spagnoli, che si inserivano in continuazione incrociando con Baiano e Canobbio. E il Celta sembrava faticare. Ma è stata solo una breve impressione, perch‚ dall'11' al 14 il Celta ha costruito quattro palle gol e alla quarta ha segnato con Baiano, che ha anticipato Cassani su un cross da sinistra di Lequi. Solo la forza della dignità e la spinta del pubblicohanno tenuto in gioco il Palermo e al 17' Guidolin ha cambiato Corini e Bresciano per Tedesco e Brienza. E Tedesco ha riaperto subito i giochi per la qualificazione, segnando da due passi in mischia. Sembrava una delle tante favole del calcio. Con venticinque minuti da giocare tutto era possibile, il gol rosanero avrebbe potuto piegare le gambe ai galiziani, far si che smarrissero la sicurezza mostrata fino a quel momento. Ci abbiamo sperato, in molti ci hanno creduto. Ma dopo il gol di Tedesco non è accaduto più nulla di rilevante. Il Palermo aveva speso tanto. Forse era arrivato a questa sfida decisiva già proiettato a Roma, non immaginava di trovarsi una squadra tanto forte e tanto concentrata sulla Coppa Uefa, una squadra che ieri ha dato spettacolo giocando la partita perfetta. Immaginiamo che in questa stessa maniera abbia espugnato il Bernabeu. Così, ogni attacco dei rosa è evaporato al limite dell'area del Celta e a parte un paio di mischie convulse e sfortunate non ci sono stati episodi a cui aggrapparsi. Potremmo dire che con Amauri forse sarebbe stato diverso, che in fondo la Coppa Uefa non era quest'anno l'obiettivo prioritario del Palermo. Potremmo dire che sarebbe bastato non perdere in casa col Newcastle per arrivare a questa partita con diverse esigenze. Diciamo solo che ieri i rosanero hanno trovato di fronte un avversario più forte e determinato. Il bello del calcio è che ogni partita ha la sua storia. E domenica sera ce n'è un'altra. Considerazione finale. Per schemi di gioco e dinamismo questo Celta gioca un po' come la Roma. Una lezione da tenere bene in mente. |
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Dal del 14 dicembre 2006 |
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