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Gli speciali di Sol – Vip siciliani d’esportazione

Marta sui Tubi: “Gli organizzatori di eventi in Sicilia vorrebbero pagarci la metà”

GiovanniGulino
GiovanniGulino

Il cantante della band ci spiega perché sono poche le date dei loro concerti nell’isola

25-01-10 | Vip siciliani d'esportazione | Marsala | Forse non tutti sanno che una delle band più famose in Italia, da anni sulla scena folk/punk del nostro paese, è siciliana. I loro concerti, pur facendo il tutto esaurito in ogni città dello Stivale, risultano di difficile organizzazione nell’isola. A spiegarcene il motivo è il cantante, Giovanni Gulino. Loro sono i Marta sui Tubi e noi li abbiamo raggiunti telefonicamente a Milano, dove Giovanni vive. Questo è quanto ci ha detto.

Una band interamente siciliana, conosciuta in tutta Italia e residente fuori dall’isola: perché?
Io e Carmelo (Pipitone, il chitarrista, n.d.r.) siamo entrambi di Marsala. Ivan (Paolini, il batterista, n.d.r.) è di Palermo. Nel 2001, io mi sono trasferito a Bologna per motivi di lavoro, accantonando un po’ il mio desiderio di diventare cantante. Qualche tempo dopo, Carmelo fece lo stesso e aveva bisogno di un posto dove andare. Gli offrii il divano di casa mia e, per arrotondare le nostre entrate, decidemmo di suonare cover in giro per i locali di Bologna. A poco a poco, abbiamo scritto i nostri primi brani inediti e abbiamo coinvolto nel nostro progetto anche Ivan, che io conoscevo già come batterista.

Da Bologna vi siete trasferiti a Milano però: come mai?
Quando è uscito il nostro primo disco, nel 2003, ci siamo trasferiti a Milano perché lì si trovava il nostro manager, la nostra casa discografica…insomma, tutto. Carmelo è ritornato a Bologna dopo un po’, mentre Ivan è sempre rimasto a Bergamo, dove si era trasferito, come noi, sempre per motivi di lavoro.

Insomma, vivete tutti in città differenti…
Viviamo in città differenti, nel caso di Carmelo anche in regioni differenti, ma questo non è un problema. Dalla Sicilia sembra tutto così distante e difficile da raggiungere. Qui è diverso. Con un’ora di treno Carmelo raggiunge Milano da Bologna. E stiamo parlando dello stesso lasso di tempo che, spesso, occorre a me per attraversare la città.

Ci spieghi il significato del vostro nome così originale?
Vuoi la versione ufficiale o quella ufficiosa? (Ride). Abbiamo sempre detto ai giornalisti che Marta era il nome di una ragazza che stava contemporaneamente sia con me che con Carmelo, ma a nostra insaputa. Quando lo scoprimmo, decidemmo di affrontarci e ce le suonammo di santa ragione in un cantiere, in mezzo ai tubi. La versione ufficiosa, invece, che poi è quella vera è che una sera, quando ancora ci esibivamo come cover band nei locali di Bologna, il proprietario di uno di questi ci chiese come si chiamasse il gruppo, perché doveva scriverlo sulle locandine. Fino a quel momento ci eravamo presentati semplicemente come Giovanni e Carmelo. Ma scriverlo su una locandina non era il caso: sapeva troppo di duo che suona alle cerimonie. Così, tra un cartone di Tavernello e l’altro, troppo ubriachi per prendere una decisione sensata, ci venne in mente questo “Marta sui tubi”, che avrebbe dovuto essere usato solo in occasione di quella serata e, invece, è rimasto per sempre. E che altro non è che l’anagramma di Tamburi Usati, la nostra etichetta.

E del vostro genere musicale, che ci dite?
Come si può classificare? Non abbiamo un genere musicale vero e proprio. Anche questa è una cosa di cui dovremmo dare una versione ufficiale ai giornalisti, ma non l’abbiamo mai fatto. Non ci piacciono le etichette (in questo senso) e riteniamo che non esista alcun genere che non sia stato ampiamente usato e abusato da altri. Abbiamo cominciato con il cross over, mischiando un po’ di tutti, insomma. Poi siamo diventati i “Marta sui tubi”, semplicemente.

Cosa state facendo per ora?
Siamo in tour da quando è uscito il nostro ultimo album, “Sushi e coca”. Termineremo alla fine di gennaio. Nel frattempo, abbiamo già in cantiere il prossimo album, ma non posso dirti molto di più. Solo che l’uscita è prevista tra il 2010 e il 2011.

Rispetto a tutte le date che avete in cartellone, quelle siciliane sono poche: perchè?
Suonare in Sicilia è problematico perché mancano i locali o anche gli spazi all’aperto. Gli organizzatori di eventi, inoltre, preferiscono band di fuori a noi. Sono erroneamente conviti che, dato che siamo Siciliani, dobbiamo accollarci a suonare dimezzando il nostro compenso. Non si rendono conto che, solo per i nostri spostamenti (suoniamo in 5 e ci muoviamo in 8), ci vogliono almeno duemila euro. E fin qui potrebbero pure arrivarci ma poi, non si capisce perché, sembra che, per farli contenti, dobbiamo rinunciare al nostro compenso. In pratica, dovremmo avere solo un rimborso spese e basta. Cosa che, ovviamente, a tutte le altre band, non siciliane, non viene chiesta.

Quando avete suonato qui l’ultima volta?
L’ultima volta che abbiamo suonato in Sicilia era agosto. Siamo stati a Trapani, Palermo e Catania ma, purtroppo, non è prevista più alcuna tappa siciliana da qui fino alla fine del nostro tour. E non per colpa nostra. Spesso diciamo che a Milano ci sentiamo dei Siciliani all’estero, ma a volte è dura anche in Sicilia, eh…

Anche se è dura, qual è la prima cosa che ti fa venire in mente casa, cioè Marsala?
Il vento. Marsala è sferzata da tanti venti mescolati all’odore del sale e, col tempo, impari a riconoscerli e a distinguerli l’uno dall’altro. C’è lo scirocco, la tramontana, il libeccio…C’è sempre un vento. Anche se non c’è mai una temperatura fredda, è un vento che ti entra nelle ossa e te lo porti nel cuore sempre, ovunque tu vada. Un po’ come è successo a me.

Barbara Giangravè