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Gli speciali di Sol – Vip siciliani d’esportazione

Mario Incudine: “È appena uscita la ristampa di Abballalaluna”

foto Giumento
foto Giumento

La critica lo ha definito “un modo nuovo di cantare la Sicilia”, il pubblico lo acclama. Lui e il suo gruppo promuovono il nuovo disco ed esportano il meglio dell’isola

30-11-09 | Vip siciliani d'esportazione | Enna | Quando, per la prima volta, andai a un loro concerto, ringraziai l’amico che me li aveva fatti conoscere inviandogli un sms in cui c’era scritto, più o meno, questo: “La loro musica è un’esperienza dei sensi! Dal vivo è anche di più!”. E non scherzavo. Sembrava la notte della Taranta – alla quale hanno partecipato l’estate scorsa – in salsa siciliana.

Sto parlando di Mario Incudine e del gruppo Terra, composto da Franco Barbarino, Salvo Compagno, Riccardo Laganà, Antonio Putzu, Pino Ricosta, Emanuele Rinella, Antonio Vasta. Essendo quasi una squadra di calcio, accompagnata da un gruppo altrettanto numeroso di fedelissimi sostenitori, mi sono avvicinata al loro frontman, Mario Incudine, per saperne di più e presentarli ai lettori di Sicilia On Line.

“Cantante, attore, ricercatore, musicista e autore di colonne sonore, l’artista ennese Mario Incudine esprime, grazie alla musica popolare, l’amore per la propria terra e le proprie tradizioni” si legge sul suo sito. Ma Mario è molto di più. A cominciare dal fatto che, a 28 anni, è una persona così vulcanica da dimostrarne almeno il doppio, per esperienza, cultura e modo di fare d’altri tempi.

Ha suonato, cantato e condiviso il palco – tra gli altri – con Moni Ovadia, Cristina Donà, Piero Pelù, Simone Cristicchi, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonella Ruggiero, Hevia, Simone Cristicchi, gli Avion Travel. Con i suoi concerti ha girato la Sicilia, l’Italia, l’Europa e il resto del mondo. Con il brano “Salina” – grido disperato di un immigrato partito su un’imbarcazione di fortuna alla volta delle nostre coste – si è aggiudicato l’ultimo Festival della Canzone Siciliana. Il resto lo lasciamo dire a lui.

A 28 anni come nasce l’idea di fare musica popolare siciliana?
Sono nato e cresciuto dentro la musica, in un certo senso. A 13 anni ho cominciato a studiarla e poi ho deciso di sposare questa missione: raccogliere il testimone dalle altre generazioni. Il mio amore va oltre la musica, abbraccia la lingua siciliana, con la quale mi esprimo nelle mie canzoni, scrivendo e descrivendo problemi attualissimi: l’immigrazione, l’immagine della nostra terra al di fuori di essa, ecc. Infine, unisco il dialetto al suono dei nostri strumenti tradizionali e il gioco è fatto.

Sei in buona compagnia, se pensiamo agli altri grandi “menestrelli” dell’isola…
Già. Riprendere i testi di Rosa Balistreri, Ciccio Busacca o Ignazio Buttitta – tanto per citarne alcuni – o cantarne di miei è un modo per tramandare le nostre tradizioni ai giovani: si ritrovano a cantare le mie canzoni e decidono di documentarsi. È fantastico.

Quando hai cominciato a occuparti di questo genere?
Ho cominciato quando il mio maestro di chitarra (oggi chitarrista del gruppo Terra, n.d.r.), Franco Barbarino, mi ha messo in mano la prima mandola. È stato amore a prima vista, ma quando ho esordito questa era considerata musica di serie B e non aveva certo il successo che ha oggi. Tanto che all’inizio componevo i miei testi in italiano, poi sono passato al siciliano.

E quando hanno cominciato gli altri componenti del gruppo Terra?
Tranne Franco Barbarino, i componenti di Terra provengono tutti da città diverse della Sicilia. Ci siamo incontrati lungo i nostri percorsi di vita, per esempio all’università, e ognuno di loro ha deciso di fare suo questo progetto. In questo caso, posso dire davvero che musica e amicizia coincidono. Per provare ci incontriamo una volta al mese. Trascorriamo insieme un fine settimana in qualche casa di campagna dove alterniamo le prove alle "arrustute" di carne.

Hai diviso il palco più di una volta con Simone Cristicchi. E, in questi casi, la star non è mai stata lui, ma tu. Come lo hai convinto a seguirti?
(ride) Dovresti chiedere a Simone perché si è appassionato così tanto a questa musica. Ma ho coinvolto tutti, non solo lui: Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonella Ruggiero, Hevia…E cantano tutti in siciliano!

Come fa il pubblico non siciliano a capire i tuoi testi?
Non credo sia poi così difficile. Anzi, ho notato che è più facile esportare questo genere all’estero. Il dialetto non è un limite. Fuori dall’Italia ci hanno sempre accolti come delle star. E non mi riferisco solo ai Siciliani emigrati, ma anche a tutti gli altri. Nel resto d’Italia è lo stesso: i non Siciliani ballano e cantano ai nostri concerti, come se conoscessero il nostro dialetto da sempre.

Quali impegni avete appena assolto e quali altri vi attendono?
Abbiamo realizzato il videoclip di “Bocca di Rosa” con Nino Frassica. Siamo di ritorno dal Womex di Copenaghen: eravamo l’unico gruppo italiano presente! Intanto, è appena uscita la ristampa di “Abballalaluna”, dopo 4000 copie già vendute. Ne abbiamo un altro in progetto con Safina e la Ruggiero e un altro ancora con l’orchestra popolare italiana di Ambrogio Sparagna. Il tour invernale, infine, andrà avanti fino a Natale.

Anche se, ormai, sei cittadino del mondo, qual è la prima cosa che ti fa venire in mente la tua città, Enna?
Il cielo è più vicino alla terra che in ogni altra parte del mondo a Enna. La pulizia, l’aria, la tranquillità, la genuinità del centro della Sicilia sono insuperabili. Io sono e sarò sempre cittadino di Enna.

Barbara Giangravè