Sicilia On Line l’ha incontrata in una dimensione assolutamente privata, nella sua bella casa del centro storico, a Palermo. Lì, rilassata sul divano e di fronte al suo televisore a schermo gigante, ci ha offerto un caffè che noi, pur sapendo che è l’unica cosa che dice di non saper fare in cucina, abbiamo accettato.
Il risultato è stato davvero sorprendente. Così come sorprendenti sono state le risposte che ha dato alle nostre domande. E noi, per non perdere neanche una delle “chicche” che ci ha rivelato, abbiamo deciso di partire alla lontana, cominciando proprio dai suoi esordi.
Quando e come hai debuttato in televisione?
Era il 1995 e io conducevo un programma, “Alla coque”, in cui avrei dovuto preparare una serie di cibi seguendo altrettante ricette. L’unico problema fu che, essendo quella la mia prima esperienza in video, per darmi la carica bevevo una birra col mio operatore e poi, puntualmente, facevo la trasmissione ubriaca e quello che cucinavo si rivelava un disastro. L’anno successivo sono passata a “Babbalà” ed ero in compagnia di Gaetano Basile, mio mentore. Solo che, anche in quel caso, non tardai a trovare i risvolti tragicomici della situazione. Era un programma che si occupava dei prodotti tipici regionali e a me riusciva un po’ difficile mordere un caciocavallo alle sei del mattino e fare pure la faccia di quella a cui sta piacendo moltissimo quello che ha in bocca. Nel 1999 fu la volta di “Med Cafè”, su Trm, dove finii le mie puntate in anticipo, perché venni licenziata. Si trattava di un talk show e cozzai con la direzione perché giudicai eccessivo il numero di politici che mi costringevano a invitare e spesso forzato il loro intervento, perché magari non attinente con l’argomento che toccavamo. Dal 2000 al 2004 mi divertii moltissimo, invece, a condurre “Switch” perché la libertà di cui godevo era massima. Insomma, io mi facevo le domande e mi davo pure le risposte…
E da lì a Striscia La Notizia il passo è stato breve…
Sì, il mio trampolino di lancio fu proprio “Switch”. Fui notata lì e mi chiesero di realizzare alcuni servizi di prova. Tra i pezzi che preparai ce n’era uno su un dissalatore di Gela e uno su una diga di Catania. Quei servizi ebbero il merito di farmi assumere e il privilegio di essere mandati in onda.
E così sei diventata l’unica donna tra gli inviati di Striscia: come mai sei proprio l’unica?
Me lo sono chiesto spesso anch’io, ma ho paura a chiederlo alla redazione di Striscia perché, magari, si accorgono che sono davvero una donna e mi sbattono fuori. A ogni modo, so per certo di non essere stata l’unica donna a tentare di diventare una loro inviata. Non ho davvero idea del perché sia stata l’unica a essere arruolata. Ricordo che, nel 2004, Antonio Ricci mi disse che avevo l’aria troppo giornalistica e che bisognava che mi mettessi un po’ in gioco. La loro idea d’inviato, infatti, è quella di una persona a metà tra l’essere umano in carne e ossa e il fumetto. Su di me fecero esperimenti di ogni sorta, come mettermi dei fiori in testa, a mo’ di corona, per farmi somigliare a Santa Rosalia, ma non funzionò. A un certo punto, temetti anche che mi volessero affibbiare lo stura-lavandini di Capitan Ventosa. Finché un giorno, assolutamente per caso, il mio bassotto (che oggi ha 10 anni e si chiama Carolina, n.d.r.), finì tra le riprese di un servizio, Antonio Ricci lo vide ed ebbe l’idea di trasformare in personaggio anche lei.
A te si riconosce il merito di aver indagato, da sola e prima di tutti, sulla truffa della Banca Popolare di Lodi (oggi Banca Popolare Italiana): com’è nata quell’iniziativa?
Accadde semplicemente che predissi la scalata dei famigerati Furbetti del Quartierino. Ci fu qualcosa che mi drizzò le antenne e mi misi letteralmente a studiare, per tre mesi, tutte le regole bancarie. Fu un grande colpo sia per me che per Striscia, anche se all’inizio mi davano tutti della pazza visionaria e poi cominciarono anche a preoccuparsi delle mie intenzioni. Quel metodo di lavoro è quello che mi accompagna finora: quando devo realizzare un servizio su qualcosa di particolarmente importante, ancora oggi studio per mesi e mesi.
Come fai, però, ad andare in onda in maniera così regolare?
Beh, per contratto, io devo essere in video due o tre volte a settimana ed è uno standard che riesco a mantenere grazie a tutte le segnalazioni che mi arrivano. In questo, il pubblico è determinante.
Sei diventata un punto di riferimento per la gente, insomma…
Credo di sì ed è la soddisfazione maggiore che il mio lavoro mi possa dare. Io stessa non esco mai dal mio personaggio, in realtà, perché penso sempre ai servizi da realizzare, non stacco mai. Certo, quando vado a fare la spesa al supermercato e la gente mi ferma per sapere a cosa sto indagando in quel preciso momento, tra il banco frigo e gli scaffali della pasta, io rispondo che sto semplicemente facendo la spesa e non mi credono…in quel caso, la cosa diventa un po’ più complicata da gestire…
Com’è nata, invece, l’idea di andare sotto casa di Ninetta Bagarella Riina e di chiedere i danni d’immagine a Cosa Nostra?
È nata dal fatto che io non sono una giornalista. Non ho alcun tesserino in tasca e me ne vanto. Ma ti rendi conto? Un giorno dei giornalisti danno la notizia che Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina, intende chiedere i danni d’immagine alla fiction “Il capo dei capi”, con una freddezza agghiacciante, come se parlassero del tempo. Io mi trovavo a Siracusa per realizzare un altro servizio, ma mollai tutto e andai a Corleone.
La redazione di Striscia fu tutta con te?
Anche in quel caso si dimostrarono preoccupati. Antonio Ricci, in particolare, da professionista attento e, soprattutto, affettuoso, quale è, volle assicurarsi che io fossi realmente certa di andare in onda con quel servizio. Cercò di dissuadermi in tutti i modi, cercò di farmi dissuadere da altri, mi offrì tutte le scappatoie possibili e immaginabili affinché non si sapesse che ero stata io a tirarmi indietro. Quando si accorse, però, che io ero realmente determinata, non oppose alcun veto. Il servizio andò in onda e il momento successivo lo ricordo come quello di un abbraccio collettivo di tutta le gente che lavora a Striscia nei miei confronti. Riuscire a emozionare quel carrozzone che va avanti da 20 anni è stata un’impresa ardua, ma molto gratificante.
Da quel servizio scaturì una petizione contro la mafia e che altro?
Credo che il risultato più importante raggiunto sia stato quello di ottenere che Regione, Provincia e Comune cominciassero a costituirsi parte civile ai processi contro Cosa Nostra.
Dopo ti sei occupata anche del matrimonio di Lucia Riina…
Sì, ma l’ho fatto per Telejato, nel periodo in cui chiunque poteva dimostrare la sua solidarietà a Pino Maniaci (il direttore del telegiornale di Partinico, perso di mira dalla famiglia Vitale, n.d.r.) conducendo il suo telegiornale. In quel caso, scrissi semplicemente il testo del servizio che andò in onda, ma le immagini furono realizzate dai giovani collaboratori di Pino. Dopodiché decisi di prendermi una pausa dalla famiglia Riina, ma non escludo che, in futuro, tornerò a occuparmi di loro.
A proposito di matrimonio, su Striscia, invece, sono finite le immagini del tuo: perché?
Quella è stata una carineria nei miei confronti che non dimenticherò mai. Avevo invitato praticamente tutta Striscia ma, per motivi di lavoro, molti di loro non potevano essere presenti. Così, hanno pensato bene di farmi questa sorpresa, riprendendo i momenti più emozionanti della cerimonia e dei festeggiamenti e mandandoli in onda. In quel periodo, inoltre, dietro il bancone di Striscia c’erano Salvo e Valentino (Ficarra e Picone, n.d.r.). È stato commovente.
Più di ricevere una benemerenza civica dalla Provincia?
Cosa? Beh, ringrazio per quel riconoscimento, ma ai premi non ci tengo più di tanto. Per me i riconoscimenti sono ben altri e mi provengono dal lavoro di tutti i giorni, dal contatto con la gente, dall’apprezzamento che i miei datori di lavoro mi dimostrano. Tutto il resto è superfluo.
Cercando notizie in rete su di te, non si trova più traccia del sito www.disonorevoli.it e il tuo sito ufficiale risulta ancora vuoto di contenuto. È superfluo anche quello?
No, tutt’altro. Il sito che ho realizzato nel 2006 per evidenziare gli sprechi della politica siciliana, sia a destra che a sinistra, mi è stato letteralmente scippato nel momento in cui avrei dovuto rinnovare il dominio. E non sai quanto mi roda ancora questa cosa, nonostante fosse nata per supportare l’alternativa che si era incarnata con Rita Borsellino e che mi ha deluso tantissimo.
Perché?
Perché non ha fatto opposizione reale. La politica comporta un lavoro che va svolto anche a riflettori spenti e che non si concentri su un unico tema, per quanto importantissimo, come quello della mafia.
E del tuo sito, che ci dici?
Che vorrei lanciarlo, pieno del suo contenuto, a gennaio. Mi piace l’idea di utilizzarlo, tra le altre cose, per dare spazio lì a tutte le segnalazioni che – ahimè – non trovano spazio su Striscia.
Quanto a Striscia La Notizia, puoi dirci di cosa ti occuperai prossimamente?
Oltre che di truffe varie, di cui per ovvi motivi non ti posso parlare, ti annuncio che mi chiederò dove sono finiti i soldi del Comune e tornerò a parlare delle Ztl.
Barbara Giangravè