Domenica | 21 Settembre 2014 |  
 
10 Agosto 2011 | 08:00 |

Il vaso di Pandora - parte 2

Dal film

Prima di cominciare davvero questa storia, bisogna inquadrare il soggetto, la missione. Questa è una storia in cui non succede nulla. Più in generale, questa è una storia comune di un posto comune, in cui tutto può succedere, ma nulla davvero succede. La storia recente della nostra Sicilia è imperlata di questi racconti.

 

La vita ci ha messo a vivere in una terra immobile che, per converso, serpeggia tutta di dinamiche sotterranee, di cose non dette ma chiare, di cose chiare che s'infittiscono di trame e dietrologie di incredibile finezza. La nostra terra e questo paese di cui si parla, Castro Aragona, sono tese di potenzialità strozzate per troppa prudenza. Prudenza?

Mentre tracannava il fondo del bicchiere di vino, ricordava bene cosa significasse “prudenza”. Le cose a Porto Aragonese, come dappertutto, si fanno secondo una logica ben precisa: il significato di “bene comune” è flessibile. L'edilizia comunale, per esempio, quella che si dovrebbe occupare di trovare domicilio ai servizi cittadini è basata sulla flessibilità della comune salute.

Al Comune si prega perché il proprio santo non vada mai in disgrazia e – qualora ciò venga a succedere – ci sia un buon uomo che si prenda cura degli interessi di articolisti, funzionari di vario tipo, segretari, capi ufficio, tecnici e così via. Capita che un funzionario si trovi ad avere un palazzo di sua proprietà accanto ad una delle principali scuole della cittadina. Come le babbucce per i neonati, le scuole comunali e provinciali sono fatte per non adattarsi alla crescita dell'offerta. Così i plessi centrali sono dei buchi ricavati da ex scuole materne, dove far alloggiare per almeno 5 ore al giorno bisonti in piena carica ormonale, ed è allora che si creano le sedi decentrate. Diciamo che il palazzo avrebbe ancora bisogno di una “ridipintura”, come si dice qua, ma che si deve fare? Ci vuole prudenza in queste cose.

Come se si scuotesse un nido di vespe, ecco venir fuori saggi consiglieri ad ogni piè sospinto. “Bisogna stare attenti in questi casi” - dicono - “Io farei questo e quest'altro. E mi raccomando: prudenza”. Prudenza, prudenza, prudenza. Basta sapere chi c'è dietro perché d'un tratto la curiosità venga meno, appassisca come un fiore senz'acqua. Le strade assolate di Castro Aragona profumano di prudenza. E di potere.

Perché certe cose attecchiscano anche in Sicilia, soprattutto adesso, ci vogliono dei requisiti fondamentali: servizi, una marea di servizi. Castro Aragona questi servizi ce li ha: ha le scuole inferiori e gli istituti superiori, gli uffici più importanti della zona, l'ospedale, i negozi, il porto, la voglia di crescere. Dove ci sono queste cose, due sono i fenomeni che prosperano: la vecchia DC e la mafia.

Qui i democratici hanno vissuto momenti di incontrastata influenza. I voti delle campagne, i voti dei quartieri, alla fine dei conti non mancava mai nessuno, secondo una scienza esatta di cui la Sicilia è una tra le principali depositarie. Ci vuole poco a fare l'equazione: il cittadino ha fame di pane e di lavoro, il politico ha fame di più soldi e più potere. Dati i termini, il risultato è che tutti nell'amministrazione pubblica hanno un padrino, tenuto molto più in conto del proprio padrino di battesimo. Dall'altro lato, se il politico ha fame e la sua fame non è saziabile secondo le lungaggini della funzione pubblica, la prudenza suggerisce che cristiano importante è e si occupa di cose che il poveraccio non conosce e che sconfinano nel sofismo. Cosa se ne fa un poveraccio dei sofismi?

Così gli amministratori si sono passati questo (s)piacevole compito da sempre, con un grande accorgimento, però: fare in modo che qui, a Castro Aragona, la mafia fosse come inesistente. La mafia? Cosa che non ci appartiene. Siamo fuori dalle loro mire. Da altre parti si scannano i mafiosi, quelli veri, qui tutta brava gente. Figuriamoci se i Castresi sono gente di mafia o che con la mafia si mischia. Il miglior trucco del diavolo, si sa, è quello di far credere che non esiste.

Leggi anche "il vaso di Pandora - parte 1".

Fabrizio Blandi

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