Mercoledì | 24 Settembre 2014 |  
 
15 Agosto 2011 | 06:00 |

Una parabola apocrifa

deserto

Dallo scorso fine settimana e per i prossimi due di agosto, Sicilia On Line pubblica una nuova rubrica tra i suoi speciali, interamente composta da i racconti di un nostro lettore, Francesco D'agostino. Oggi tocca a Una parabola apocrifa.

Tobia, arrivò trascinandosi a carponi ai piedi del pozzo d’acqua. Stremato nelle forze, disidratato, dopo la lunga ed estenuante traversata a piedi nel deserto. Sotto l’abbagliante sole cocente; perse i sensi. Quando rinvenne, avvertì subito una gradevole sensazione, di ristoro.

La sagoma di un bambino gli faceva ombra, sostenendogli amorevolmente il capo, rinfrescandogli continuamente la fronte e le labbra con una spugna umida. Tobia dopo un po’, ringraziò quel bambino misterioso, notò subito i suoi profondi occhi azzurri, che nonostante la tenera età, emanavano grande forza d’animo e nel contempo sicurezza e tranquillità.

Si guardò intorno, ai suoi piedi vide l’otre in pelle che portava con se, la trovò già piena d’acqua accompagnato da un fagotto contenente del pane e miele. Incuriosito, sollevò il suo busto, e chiese al fanciullo chi fosse e cosa lo trascinava a tanta generosità. Il bimbo sorridendo si sedette accanto e gli raccontò.

“Un giorno, un ricco mercante giudeo con i suoi servi mentre era in viaggio per affari, si ammalò gravemente. Dovettero fermarsi ed accamparsi, anche perché erano nei pressi del deserto e le riserve d’acqua scarseggiavano. Il giudeo ammalato non potendo proseguire ed ignorando quanto potesse distare l’oasi più vicina per approvvigionarsi dell’acqua, diede ordine ai suoi servi di lasciarlo in tenda, e d’inoltrarsi nel deserto alla ricerca dell’oasi. I servi finsero di obbedire. Per la paura di affrontare il deserto a loro sconosciuto, con il probabile pericolo di smarrirsi e morire, preferirono abbandonare il padrone alla sua sorte, gli rubarono i suoi averi e fuggirono altrove. Tranne il servo più giovane. Egli era molto affezionato al suo padrone ed il suo cuore impavido batteva più forte della paura dell’ignoto. Presosi pena della sorte del padrone, con la sua sola otre s’inoltrò fiducioso nel cammino. L’estenuante viaggio, lo fiaccò sia nel fisico che nello spirito, dato che un drappello di demoni vennero a tormentarlo ed a tentarlo in tutti i modi. Il giovane servo, nonostante l’immane sofferenza, scongiurava i demoni di prendere la propria vita in riscatto di quella del suo amato padrone. Finchè, riuscì nell’impresa di trovare l’oasi con il pozzo d’acqua. Riempì l’otre d’acqua e fece ritorno nella tenda del padrone. Quando essi rientrarono il giudeo guarito, seppe dei servi infedeli che, sicuri dell’inevitabile morte del loro padrone e del loro scampato pericolo, stavano sperperando buona parte degli averi che avevano trafugato, dissipandoli ad ubriacarsi nella bettola di un vicino villaggio. Subito li fece arrestare, ed essi furono sbattuti nelle carceri. Mentre, al giovane servo, fu riconosciuto il suo valore, ed ebbe tutti gli onori che meritava”.

Il bambino, finito il racconto gli disse: “Tobia, la tua fede ha salvato te e il tuo padrone, vai ritorna da lui, egli ti sta aspettando a braccia aperte, vai Tobia!”.

Francesco D'Agostino

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail
 
 Copyright © 2014 Sicilia On Line - la sicilia in un click - notizie in sicilia. Tutti i diritti riservati.
C.F. n.13179960151 - P.IVA n. 04933060826
Sede legale: Via Sacra Famiglia, 18 - 90146 Palermo - Cap. Soc. € 99.000,00